Birrificio degli Aerei - UrbexSquad
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DIFFICOLTA'
60%
CONDIZIONI STRUTTURALI
85%
GIUDIZIO PERSONALE
100%

ESPERIENZA:

 

Il cielo di quel germoglio d’estate faceva concorrenza al più audace Magritte, trascinando sprazzi di nuvole bianchissime come pennellate sparse.
Il viaggio per raggiungere il Birrificio degli Aerei era stato abbastanza lungo, leggermente più del solito, ma la campagna aperta ci aveva accolto coi suoi colori più accesi, facendoci dimenticare per un attimo il grigio monotono dei chilometri di asfalto appena percorsi. Una volta parcheggiata l’auto in modo da non dare troppo nell’occhio, veniamo subito attratti da una casa abbandonata lì nelle vicinanze, ma dopo una rapida visita al suo interno, capiamo subito che è solo un’abitazione sventrata e lasciata al suo destino senza più niente al suo interno. Piccola digressione causa deformazione professionale.
Ci avviamo senza più indugi verso la nostra meta, il birrificio con i due aerei abbandonati, un luogo unico al mondo, un fascino indescrivibile anche solo se visto in lontananza, un parco giochi perfetto per tutti gli amanti dell’urbex. Ma il timore di non riuscire ad entrare e di trovare degli allarmi c’era, e non potevamo ignorarlo. Giunti dentro il parcheggio notiamo subito che il cancello d’entrata non solo era aperto, ma proprio spalancato. Fin troppo facile, crescono i sospetti. Un lungo tunnel di vegetazione ci accompagna verso l’interno della struttura e subito la stazza colossale dei due aerei si staglia di fronte a noi, bellissimi e giganteschi, con i due musi che si fondevano dentro una torre di controllo improvvisata come uno scontro fra Titani, come un cristallizzato 11 Settembre. Impensabile che qualcuno sia riuscito a portarli fin lì, sistemarli in quel modo e poi addirittura abbandonarli.
Mi guardo attorno incerto. Matt e Jerry sono in un profondo silenzio, con gli occhi che ballano in giro alla ricerca di pericoli o allarmi, anche se tutto sembra tranquillo e non ostile. Solo lo sbattere delle ali dei piccioni indifferenti e il sibilare degli autotreni che sfrecciavano in lontananza sulla provinciale inframezzavano quel silenzio irreale. Muoviamo i primi passi, dapprima incerti e via via sempre più sicuri, il posto sembrava libero. Il birrificio si svela mano a mano davanti ai nostri occhi, mostrandoci tutte le sue parti: gli ampi tavoli all’aperto, la zona barbecue, l’enorme piscina ancora perfetta, che con la sua acqua giallo-verde creava un contrasto cromatico notevole con il cielo azzurrissimo e punteggiato di nuvole.
I colori del birrificio sono la prima cosa che colpisce e che rimane impressa: i due aerei bianco sporco con fasce rosse e blu, l’elicottero dei Vigili del Fuoco rossissimo che scruta dall’alto la vasca della piscina giallo-verde, le centinaia di fiori rosa, la torre di controllo a scacchi, i tettucci dei porticati verde smeraldo. Sembrava la tavolozza di un pittore impressionista.
Un palchetto esattamente al centro del dehors del birrificio faceva pensare che lo spiazzo in cui ci trovavamo doveva essere una pista da ballo di una discoteca all’aperto e doveva essere qualcosa di pazzesco ballare immersi in uno scenario del genere, peccato non averlo potuto vedere prima quando era ancora in attività.
Io e Jerry ci arrampichiamo sul muretto che costeggia lo sfondo della piscina, cercando di raggiungere l’elicottero rosso. Non avevamo mai visto un elicottero così da vicino, tanto meno abbandonato, e faceva impressione perché era piccolo e angusto, come un ovetto volante. Il vetro del parabrezza era sfondato sulla destra purtroppo, ma all’interno, la cabina di pilotaggio era ancora pressoché intatta, e faceva davvero impressione che un trabiccolo del genere potesse aver volato. Ci voleva fegato, ma il pompiere paura non ha.
Da questa posizione sopraelevata gli aerei erano ancora più maestosi e un solo pensiero balenava nelle nostre menti:”Dobbiamo andare lì”.
Iniziamo la scalata verso gli aerei, con gli arpeggi di Stairway to heaven che risuonavano nella mente, sempre più in alto, e ad ogni gradino saliva la tensione emotiva, non vedevamo l’ora! Riusciamo ad entrare agevolmente nella torre di controllo che in realtà era un bar a giudicare dal bancone e dalla sua disposizione. Da quel punto si diramavano due vie che portavano rispettivamente all’interno dei due aerei, utilizzati in passato come sale di ristorante o per bersi qualcosa in compagnia. L’aereo sul corridoio di sinistra era leggermente più spazioso all’interno, modello italiano. Alcuni sedili erano stati spostati o addirittura smontati, ma la maggior parte di essi era rimasta e formavano un colpo d’occhio incredibile. Una schiera di sedili blu a strisce divisi da tavolini di vetro trasparenti sotto una volta di un rosso intenso. Anche la cabina di pilotaggio era qualcosa di unico, soprattutto per dei profani dell’aviazione come noi. Tutta la strumentazione, i comandi, la cloche, i manometri, i pulsanti, era tutto perfetto e quasi intatto, veramente incredibile.
Non avremmo mai pensato di entrare in una cabina di pilotaggio di un aereo nella nostra vita, soprattutto da soli e in aereo abbandonato.
L’aereo sulla destra, invece, era simile ma leggermente più angusto dell’altro, modello ceco/sovietico a giudicare anche dalle scritte sulle targhette della strumentazione di bordo. L’interno di quest’ultimo era conservato meglio, e l’unica differenza sostanziale era il colore dei sedili, che qui invece erano rossi a strisce. Il caldo lì dentro però era quasi insopportabile, non si respirava e ci sudavano parti del corpo fino ad allora sconosciute.
Decidiamo di uscire e notiamo che Jerry aveva deciso di farsi una passeggiata pericolosissima sulla carlinga esterna dell’aereo ceco, come un novello Lindbergh, filmando delle riprese mozzafiato e adrenaliniche con la GoPro. Ormai ci siamo quasi abituati. Quasi.
L’esplorazione degli aerei era terminata, e dopo un ultimo rapido giro di ricognizione nello spiazzo esterno del birrificio, ci avviamo soddisfatti più che mai verso la nostra automobile. Il drone si alza in volo sopra gli aerei, come una sfida della modernità verso i suoi antenati, e si perde nel cielo come una lontana zanzara. Questa è l’ultima immagine del Birrificio degli Aerei, uno dei posti abbandonati più affascinanti e incredibili del panorama urbex italiano,se non mondiale. Birra (rigorosamente Ichnusa non filtrata) per festeggiare il buon esito dell’esplorazione, e siamo di nuovo on the road.

 

 

Luogo veramente strepitoso per un’infinità di motivi, ma il primo di tutti è che è unico al mondo!
Non esistono altre attività simili abbandonate al momento ed è per questo che molti urbexer stranieri arrivano fino in Italia per vederlo! E’ di certo veramente impressionante vedere due aerei giganteschi abbandonati, salirci e poter entrare nella cabina di pilotaggio, un’esperienza davvero unica.
Non esageriamo nel dire che il luogo meriterebbe un 11/10. Veramente fenomenale!

 

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