Hotel Regina - UrbexSquad
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DIFFICOLTA'
40%

CONDIZIONI STRUTTURALI
40%

GIUDIZIO PERSONALE
75%

HOTEL REGINA:

C’è un hotel abbandonato che osserva il lago di fronte a sé in completo silenzio, mentre il mondo e il resto della vita attorno ad esso scorrono normalmente come niente fosse.

Questo hotel abbandonato l’abbiamo soprannominato Hotel Regina, ed è stata una nostra scoperta casuale sul percorso. Giunti di fronte al bellissimo cancello pieno di vegetazione, ci accorgiamo che era appena appoggiato e una volta dentro le porte erano aperte come ad accoglierci ad esplorare questo tempio moderno dedicato al turismo che ora giace nel dimenticatoio e tra i suoi stessi fantasmi del passato. Un albergo molto curato, su tre piani, con purtroppo ormai degli evidentissimi problemi strutturali sia sulla facciata che sulle pareti e i pavimenti dei vari piani, man mano che si sale.

La storia dell’Hotel Regina è una storia molto lunga nel tempo ed è legata indissolubilmente alla vita della sua unica proprietaria da sempre, una donna che ha dedicato la propria vita a queste mura e alla ricezione di decine di ospiti in vacanza da quelle parti, che oggi sono solo ombre sbiadite sui riflessi proiettati sulle pareti dalle tende che danzano al vento. Una donna, dicevamo, che ha iniziato questa attività intorno agli anni Cinquanta e che ha visto il suo triste tramonto nel 2008, anno della scomparsa in tarda età della signora, a ben 97 anni. Del suo passaggio sono rimaste al momento della nostra visita diverse testimonianze, tra cui fotografie, in bianco e nero e anche a colori, in cui è ritratta lei e altri membri della famiglia, insieme o in altre attività; poi rimangono i documenti, voucher, licenze, pagamenti e addirittura il suo stesso certificato di morte, abbandonato lì dentro come tutto il resto degli oggetti e della sua vita.  Il salone da pranzo principale regala un controluce pazzesco ai nostri occhi, con i dettagli delle tavole apparecchiate che si stagliano contro la finestra e il suo azzurro lago di sfondo. L’accesso alla zona privata è molto semplice, e troviamo oggetti appartenuti nei diversi periodi alla proprietaria, anche in bagno, dove tutti i prodotti sono sorprendentemente al loro posto di sempre, in attesa. La camera da letto con una ventina di trofei di tennis è veramente una sorpresa che non ci saremmo mai aspettati di trovare in un posto del genere.

Riguardo la zona di albergo effettiva, le camere sono un susseguirsi di conservazione mista a vandalismo che ha più o meno risparmiato qualcosa a seconda della stanza. Purtroppo però appunto il problema è strutturale prima che di arredamento. Crepe importanti e pavimenti ondulati ci costringono a misurare ogni passo e decisione prima di finire male.

È sicuramente un misto di tenerezza e malinconia quella che ci accompagna fuori, una volta finita l’esplorazione di questo hotel abbandonato. Quella sensazione urbex che ci spinge a non accontentarci e ricercare di nuovo quelle emozioni anche altrove.

L’albergo rimane lì, silenzioso e spettrale in attesa di rinascere un giorno dalle proprie ceneri, mentre lo guardiamo sparire dietro una curva dal finestrino della macchina.

 

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