Teatro Rosso - UrbexSquad
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DIFFICOLTA'
60%
CONDIZIONI STRUTTURALI
55%
GIUDIZIO PERSONALE
85%

ESPERIENZA:

Forse una delle esplorazioni più avventurose che abbiamo mai fatto. E dove solo pochissimi altri sono arrivati, prima e dopo di noi. Dimenticate i lustrini, i frac, i cilindri e le paillettes da Prima della Scala e preparatevi a sporcarvi le mani. Il Teatro Rosso è un luogo quasi mitologico, immerso in un cumulo di mattoni rotti, il cui accesso per non essere visti è tra i più difficili affrontati finora.
Entriamo da un edificio adiacente, completamente fatiscente e che non riusciamo bene a comprendere cosa fosse prima di venire abbandonato, anche perché le uniche tracce rimaste, oltre ai crateri sul pavimento scricchiolante, sono oggetti presumibilmente casuali, come pupazzetti di cani, una lavatrice datata, alcuni mobili antichi, un letto e tracce passate di un abitante abusivo.
Da qui inizia un vero labirinto che ci porta sopra il tetto dell’edificio e lì ci troviamo davanti una delle ultime cose che ci saremmo aspettati di trovare su un tetto al terzo piano di una casa in centro paese: una foresta, con alberi e vegetazione varia. Che roba! Seguendo un filo di Arianna invisibile, riusciamo ad uscire da quel labirinto di rami e foglie verdissime, dopodiché troviamo un muro da scavalcare e dopo esserci mezzi uccisi per arrampicarci sulla rete metallica stile Peter Parker senza poteri di ragno, subito capiamo di aver imboccato la strada giusta. Di fronte a noi, in un apertura del muro che forse in passato doveva essere una finestra o simile, ci stava aspettando Lui, il Teatro Rosso, in tutto il suo mix unico di fascino e decadenza.
Ce l’avevamo fatta, quasi non ci credevamo! La discesa però sembra difficoltosa, perché ci troviamo parecchio in alto rispetto al pavimento della platea, perciò tentiamo un altro accesso, questa volta dal retro del palcoscenico, dove sarebbe stato anche facile se solo la scaletta metallica fosse stata integra.
Disattiviamo la modalità Indiana Jones e attiviamo la modalità Messner, tornando perciò all’accesso precedente e preparandoci ad una discesa spacca-braccia.
Per scendere da lì leghiamo una corda resistente a due tronchi d’albero, e il buon Jerry, come suo solito, testa l’efficienza di questo metodo, calandosi non senza difficoltà e imprecazioni nell’abisso del teatro, atterrando sul pavimento legnoso e smangiato con la stessa epicità di Neil Armstrong, quando mise il primo piede sulla Luna. Che fatica, ragazzi! La sensazione è quella perché in quel silenzio, con solo delle lame di luce che facevano sanguinare dentro il teatro i forti raggi di sole, sembrava di assistere a qualcosa di unico da una posizione più che privilegiata, altro che prima fila. Libertà completa (struttura permettendo).
Il colpo d’occhio è incredibile, la volta del teatro e le ringhiere decorate delle balconate ci circondavano come una schiera di guardiani secolari, facendo perdere lo sguardo in un loop infinito. La balconata centrale, crollata per metà, ci sorride tumefatta dall’alto come una fila di denti rotti.
Scivoliamo su un tronco polveroso quanto un sarcofago egizio e ci caliamo verso la platea. Il pavimento è tutto spaccato, assi di legno si articolano come arterie spezzate dove un tempo erano posizionati i seggiolini del teatro. Decidiamo di salire verso la galleria e le balconate per vedere se è ancora possibile metterci piede. Percorrendo le scale interne del teatro, troviamo la vecchia biglietteria ed è incredbile vedere come si sia conservata relativamente bene nonostante il contesto generale, e la cosa più sorprendente sono i calcoli fatti in lire nella parte interna degli sportelli scritti a matita.
Camminare all’interno dello scheletro di questo colosso dà una sensazione di importanza. Anche solo passare su una scala tra un piano e l’altro, o soltanto aprire una delle porte che danno verso i posti della balconata, è qualcosa di unico e difficilmente descrivibile. Per un esploratore è tutto ciò che si può sperare di trovare. La situazione dell’ultimo piano e del sottotetto è ancora più fragile: il pavimento è letteralmente crollato in più punti e in altri è imbarcato e sembra più friabile di un pane carasau. Il tetto mostra un tentativo non troppo lontano nel tempo di messa in sicurezza, poiché è molto più recente della struttura ed è ancora integro, anche se chiaramente non sufficiente. Il teatro dal punto più in alto che si poteva raggiungere è imponente e da questa visuale privilegiata si riesce a respirare ancora lo sfarzo di un tempo che non c’è più, delle serate allegre e spensierate degli abitanti del paese, il vociare del pubblico in attesa dello spettacolo, gli abiti eleganti, i profumi, e la musica! Si riescono ancora ad immaginare gli attori sul palcoscenico, sorridenti e perfetti che in un lungo inchino ci ringraziano per la visita e scompaiono dietro ad un sipario invisibile. Il resto sono solo echi di applausi dal passato.

 

 

Una delle nostre avventure più memorabili, senza ombra di dubbio, ancora oggi riguardiamo il video che abbiamo montato e rimaniamo increduli di ciò che abbiamo fatto all’interno! Fenomenale, mille emozioni, tanta paura per tantissime cose: l’essere visti, l’essere sentiti, il riuscire ad entrare in un luogo veramente pericoloso e pericolante. Bellissimo, lo rifaremmo mille volte!! Il Teatro Rosso poi gode di una bellezza infinita, quella decadenza che le dona uno sfarzo glorioso in memoria dei tempi andati. Un tuffo nel passato, tra chi c’era e chi oggi ricorda.

 

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