Villa Ardesia - UrbexSquad
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DIFFICOLTA'
90%

CONDIZIONI STRUTTURALI
80%

GIUDIZIO PERSONALE
95%

 

ESPERIENZA:

 

Villa Ardesia spunta come una radice di albero in mezzo al bosco, dietro una curva come un’altra di una strada apparentemente anonima.
La giornata dietro le nostre spalle era già abbastanza lunga e non sapevamo esattamente cosa aspettarci da questa villa, non sapevamo nulla di cosa avremmo trovato al suo interno. La vegetazione, inumidita dal clima autunnale, aveva preso possesso di gran parte dei muri esterni e di tutto il giardino su più livelli che circondava la casa, abbracciando questa dimora e proteggendola invano dal passare silenzioso e inesorabile del tempo.
Giriamo parecchio alla ricerca di un possibile accesso, sperando nel consueto colpo d’occhio e anche di fortuna e finalmente quando tutto sembrava portare ad un terribile buco nell’acqua, ecco che Jerry trova una porta aperta al primo piano. Si entra.
Una volta all’interno scopriamo quello che ogni esploratore spera ogni volta di trovare: oggetti personali, mobili, arredamento, vestiti, insomma poter rivivere per qualche attimo la vita di chi ha abitato quelle mura un tempo. Entriamo forse dalla zona più vissuta di una casa, la cucina, ed è impressionante perché è quasi intatta, solo un piccolo disordine quasi quotidiano spezza quell’atmosfera di abbandono, le tazze appoggiate sulla tavola, le stoviglie, la credenza con le bollette della luce e le candeline di compleanno fuori dal cassetto. Anche la luce lì è particolare e filtra dalle finestre in un caldo aranciato che dà vita a tutta la stanza. Quello che colpisce appena si esce dalla cucina è la grande sala con il tavolo di legno al centro e un lampadario imponente che pende dal soffitto finemente decorato da affreschi a cornice, con le quattro luci tonde ad altezza testa che danno dinamismo alla meraviglia che le circonda. Le camere da letto poi sono molto intime, con ancora gli oggetti personali appoggiati sui comodini e sui cassettoni con i vestiti, che purtroppo per la maggior parte sono stati riversati a terra forse da qualche malintenzionato che è entrato lì prima di noi. Ma in quel caos, era tutto molto chiaro.
Una cosa emerge su tutte: una carta d’identità plastificata, ancora perfettamente conservata, presumibilmente dell’anziano proprietario nato nel 1914. Davvero incredibile. E poi la stanza con il televisore, le poltrone ancora ordinate e i lavoretti a maglia con ancora tutto il necessario per cucire.
La Villa si articola poi in altre stanze, stanzette, ripostigli e un grande sotterraneo dove troviamo arnesi da lavoro, botti per il vino e una cantinetta dove erano conservate tutte le bottiglie e bottigliette di vetro che il proprietario probabilmente utilizzava per travasi di vario genere.
Soprattutto nel sotterraneo era tutto in legno e pietra.
Villa Ardesia infatti prende il suo nome proprio dal materiale di cui sono fatti molti dei suoi componenti e dettagli, interni ed esterni, ovvero l’ardesia, un tipo di roccia di colore grigio scuro, spesso trovata in lastre e materiale tipico delle lavagne che si usano nelle scuole. Molto probabilmente a giudicare da dei documenti ritrovati nelle camere e nello studio e dai libri contabili, i proprietari della casa avevano un’azienda che si occupava della lavorazione di questo materiale, l’ardesia.
I motivi dell’abbandono rimangono a noi purtroppo sconosciuti, ma potrebbero essere ricondotti alla morte dell’ultimo proprietario avvenuta in tarda età e la conseguente mancanza di eredi interessati al mantenimento dell’immobile.
L’ultima immagine di Villa Ardesia si perde dietro l’ennesima curva con le ultime luci del giorno, e poi via di nuovo verso casa, la nostra, con davanti più di un’ora di tornanti al buio e stanchezza, ma un sorriso di soddisfazione che ripaga tutto quanto se non di più.

 

 

Una villa a dir poco incredibile. Ha tutto quello che si può sperare di trovare. Oggetti, mobili, vestiti, tutto parla dei suoi precedenti proprietari e lo fa con una precisione forte e netta, facendoci entrare in punta di piedi nella loro vita passata e nella loro intimità, come anche solo le candeline di compleanno sanno fare. Davvero commovente. Gli affreschi ai soffitti, la sala da pranzo, i documenti, tutto fa restare a bocca aperta. L’unica pericolosità è data dai pavimenti in legno che in molti punti erano malmessi e quindi poco stabili.

 

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