Villa del Cinghiale - UrbexSquad
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DIFFICOLTA'
60%

CONDIZIONI STRUTTURALI
60%

GIUDIZIO PERSONALE
90%

VILLA DEL CINGHIALE:

Poche ville abbandonate hanno un fascino immortale.

Villa del Cinghiale è una di queste senza dubbio, se non la prima della lista.

La storia della Villa risale al 1630, anno di costruzione per volere di un conte della zona. Nel XVI sec. in una grande città vicina esplose la peste e fu per questo che la villa venne fatta costruire così esterna alle mura e soprattutto isolata rispetto alla città. Dallo storico proprietario, in poi, è stato un susseguirsi di nobili residenti: re, conti, duca erano i proprietari tipo di questa magnifica villa, tanto importanti da renderla una villa nobile famosa in tutta Italia. La particolarità di questi continui cambi è che ha portato a diverse opere importanti di ristrutturazione per adeguarla allo stile del gusto in corso, ed è per questo che la villa non è collocabile in un determinato periodo, ma è obbligatorio distinguere punto per punto. Ad oggi la villa è un vero mistero, nessuno ha modo di risalire al proprietario, si sa solo che è a tutti gli effetti una proprietà privata da un documento aggiornato al 1980, oggi decisamente datato. Nel 2007 diventa il perfetto set del film “La Terza Madre” di Dario Argento, che decide di girare qui la parte finale con un lunghissimo piano sequenza che ne risalta le sale più importanti! A dieci anni di distanza, il destino di questa nobile villa sembra dirigersi inevitabilmente verso l’abisso.
All’epoca noi ci complicammo la vita per trovare un accesso, arrivando anche a scalare la ripidissima collina in mezzo agli alberi, ortiche, spine e fango. Arrivati di fronte alla Villa però ogni residuo di fatica scompare immediatamente, perché la vista anche solo esternamente è incredibile. Vista in tarda primavera era ricoperta interamente di vegetazione verde e rigogliosa, dandole delle sembianze per certi versi tratte da Uncharted e in parte richiamando le rovine del tempio delle scimmie di Re Luigi del Libro della Giungla.
Una volta dentro il cuore non smette più di battere all’impazzata, perché ovunque si posa lo sguardo è qualcosa che va oltre e al di là del tempo. Ogni parete, arco, colonna, statua, bassorilievo o vetrata ha secoli di storia e una cura artistica veramente rara. Il piano terra della Villa è intrappolato da un meraviglioso soffitto decorato e coloratissimo ad archi a sesto acuto sorretti da decine di colonne, e impreziosito da un meraviglioso camino originale.
L’arredo è pressoché inesistente, ad eccezione di un paio di vecchie poltrone rovinate, e in molte delle stanze regna la distruzione più totale e ignobile.
Ma è salendo la scalinata principale, con una preziosissima ringhiera cesellata ad arte, una sorta di Stairway to Heaven, che si giunge al salone principale della Villa, sicuramente uno dei più belli e imponenti di tutto il patrimonio urbex italiano di sempre. Il salone toglie tutto il poco fiato che ci era rimasto e le decorazioni delle pareti, dei portoni, delle finestre, del camino e addirittura del soffitto creano un’atmosfera magica e di nobiltà di altri tempi. Un grande lucernaio circolare esattamente al centro della sala fa entrare tutta la luce che accarezza ogni superficie, anche se purtroppo le condizioni strutturali generali anche qui sono veramente pessime, soprattutto per il grande cedimento del pavimento al centro che lascia vedere anche di sotto. Terminiamo la nostra esplorazione nei sotterranei, come sempre quando sono presenti, e lì finalmente troviamo il punto in cui Dario Argento girò una famosa scena del suo film, oltre al resto della casa. La targa in pietra recita “Catacombe di Rea Silvia” e nella pellicola erano l’accesso per un lungo corridoio sotterraneo. Tutta finzione cinematografica però purtroppo, perché in realtà le scale di queste finte catacombe portano ah una specie di cantina a grotta angusta con una sorgente d’acqua, forse una sorta di pozzo interno alla casa.
Salutiamo la Villa del Cinghiale un’ultima volta prima di lasciarla sparire dietro i rami e la vegetazione, ma la porteremo sempre nel cuore, sperando possa durare almeno altri mille anni ancora.

 

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