Villa del Vinaio - UrbexSquad
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DIFFICOLTA'
20%

CONDIZIONI STRUTTURALI
30%

GIUDIZIO PERSONALE
65%

 

ESPERIENZA:

Un’antica villa nascosta nel bosco, fango in ogni dove, il freddo che spariva dietro l’adrenalina della scoperta e un gruppo di esploratori pronto ad immortalare un’altra perla abbandonata della nostra Italia. La villa appartenuta all’uomo più ricco d’Italia agli inizi del Novecento. Ma torniamo leggermente indietro. Ricordo quest’esplorazione come fosse ieri. E’ stato il mio battesimo urbex, e il mio ingresso ufficiale nella Urbex Squad.
Emozioni personali a parte, una volta trovato il pertugio giusto nella vegetazione selvaggia del bosco, facilitati dal fatto che era inverno, la Villa del Vinaio (conosciuta anche con tanti altri nomi dentro e fuori dall’urbex) ci si svela davanti agli occhi come un ventaglio di una dama francese della Belle Epoque. Il vasto giardino che incorniciava la proprietà aveva bisogno di uno sforzo di immaginazione per estrarlo dal suo contesto di incuria e invasione di arbusti e piante, che ricoprivano il campo da tennis, la zona ricreativa e la grande piscina vuota con tanto di trampolino in cemento.
La prima cosa che ci sorprende della facciata esterna della villa abbandonata, sono i suoi colori, il rosso aranciato e il bianco dei muri e il giallo delle tende da sole, ancora così accesi e vivi nonostante le intemperie, la lunga storia e le due guerre mondiali a cui ha assistito da molto vicino, specialmente la Seconda. Un mosaico di statue rotte e pezzi di sculture ornamentali si mischiava alle varie macerie di mattoni caduti e finestre ed altri infissi crollati a terra, che costringevano a guardare bene dove si mettevano i piedi anche solo per girare attorno al perimetro della villa.
Sempre all’esterno, sotto uno dei tanti alberi secolari del giardino c’era una bella cuccia verde. La targhetta riportava solo “LEO” pennellato in corsivo sopra il buco d’ingresso, forse il nome del cane di uno degli ultimi proprietari.
La porta d’ingresso era spalancata. Una volta dentro si rimane qualche secondo fermi trattenendo il respiro. La meraviglia della vastità degli spazi, delle quattro colonne di fronte all’ingresso che sorreggono un’incredibile volta minuziosamente affrescata in toni chiari e del lusso che permea ogni centimetro quadrato di quelle pareti, sbatte contro la totale decadenza del posto, che è ormai soltanto lo spettro di se stesso. I pavimenti, se ancora presenti, erano completamente coperti da macerie e sporco, la quasi totalità degli infissi, lavorati in legno, era stata sradicata e gettata a terra distrutta, e persino molti degli affreschi presenti sui soffitti delle varie stanze del piano terreno erano cancellati o scrostati. Ma fa tutto parte del fascino dell’abbandono, i nostri occhi riuscivano ad andare al di là di questi dettagli, anche se in fondo al cuore fa sempre male vedere pezzi di arte o di vita passata fare quella fine. Fa riflettere sulla vita. Il piano terra è un susseguirsi di stanzone vuote, soltanto l’anima di un ex ascensore crea verticalità e ci conduce verso l’alto al primo piano, su una scalinata in marmo stupenda anche in questo contesto. La camere del piano di sopra sono sventrate come il resto della villa, ma specialmente la camera padronale conservava ancora il suo fascino rotondo. Uno dei bagni, piastrellato di mattonelle color lapislazzuli, era ancora tenuto benissimo. L’anta di un armadio in una della camere, nascondeva un vecchio passaggio segreto comunicante con la camera adiacente come nei film di spionaggio. Il secondo piano, invece, era inagibile. Il pavimento era crollato, oppure imbarcato a tal punto da poter vedere di sotto, e anche il soffitto era crollato, mostrandoci il primo spicchio di luna che spuntava nel cielo. Le tipiche giornate corte invernali.
I passi si facevano cauti su quel pavimento molle, e col calare del buio, ci caliamo anche noi verso i sotterranei con solo il flebile fascio di luce delle nostre torce ad illuminarci la via. I sotterranei erano sorprendenti e giganteschi, una casa sotto la casa praticamente. Ed era lì che il proprietario esercitava la sua attività di vinaio. Un bancone, una zona per distillare e un cantina di vini incredibilmente ancora piena zeppa di bottiglie di vino di ogni tipo e annata e provenienza, molte delle quali ancora piene. Annate dagli anni ’60 fino agli anni ’80, tutte rigorosamente ordinate, e carte commerciali di vendita che riportavano affari oltreoceano fino in Africa. Le altre bottiglie, quelle vuote, erano accatastate a terra come a formare un’ ordinata muraglia di vetro. Una stanza in fondo ai sotterranei aveva attirato però la nostra attenzione, perché le pareti erano tutte tinte di rosso e quello che probabilmente doveva essere in origine un forno era stato adibito ad altare per qualche strano rito, con tanto di scritte esoteriche e una corda a cappio che penzolava dal soffitto. Dopo aver esplorato tutto il resto dei sotterranei e non avendo trovato altre vie d’uscita, decidiamo di andarcene e affrontare il bosco di notte per tornare alla macchina. Camminare al buio totale dentro un bosco sconosciuto e senza troppi punti di riferimento è un’esperienza che sembra banale, ma fa molto film horror e ti lascia la bocca secca. La villa vista nuovamente da fuori e celata dalle ombre della notte ci mostra la sua faccia tetra, come la famosa altra faccia della medaglia, o la dark side of the moon, misteriosa e taciturna. Dopo diversi tentativi ed errori ritroviamo il sentiero giusto e veniamo partoriti fuori dal bosco, mentre le nostre risate stanche riecheggiavano nella campagna indifferente che ci vedeva marciare via dalla Villa del Vinaio e dalla sua bellezza decadente.

 

 

Questa è sicuramente una chicca abbandonata che il mondo ci invidia, ricca di storia e comunque di elementi difficilmente trovabili in altri luoghi abbandonati. Gli affreschi, le colonne e la scala in marmo bianco, l’intricata e affascinante cantina di vini e laboratorio di produzione.
Immaginarsi cosa ha vissuto questo luogo una volta che si è dentro, è assurdo. Questo luogo oltretutto è stato visitato da moltissimi urbexer internazionali, tra cui il più noto statunitense EXPLORING WITH JOSH.

 

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