Villa della Marchesa Centenaria - UrbexSquad
350275
post-template-default,single,single-post,postid-350275,single-format-video,theme-moose,eltd-cpt-2.1,woocommerce-no-js,ajax_fade,page_not_loaded,,moose-ver-3.1, vertical_menu_with_scroll,smooth_scroll,woocommerce_installed,blog_installed,wpb-js-composer js-comp-ver-6.0.3,vc_responsive
 

DIFFICOLTA'
60%

CONDIZIONI STRUTTURALI
30%

GIUDIZIO PERSONALE
100%

 

ESPERIENZA:

 

La storia della nostra esplorazione della Villa della Marchesa Centenaria va affrontata come l’abbiamo vissuta noi, ovvero con una sorta di “sacralità” e discrezione spontanea, che poche altre volte prima di allora ci era capitato di provare. Era la terza esplorazione della giornata, una giornata che ci vedeva abbastanza lontani da casa dalla mattina presto e che aveva visto come tappe precedenti il Birrificio degli Aerei e Villa della Contessa Impazzita. Insomma, delle signore esplorazioni. Quindi la stanchezza fisica si faceva sentire e si impastava col caldo torrido e le dannate zanzare che infestavano ogni area con un briciolo di verde. L’umore era alle stelle però, avevamo alle spalle delle esplorazioni riuscite benissimo e questa che ci aspettava era forse ancora meglio.
Ci appostiamo nel prato di fronte alla villa abbandonata, nascosti dalla poca vegetazione circostante e dalla nostra pretesa di passare inosservati nella stradina principale del piccolo paese in piena vista; pronti a balzare fuori allo scoperto non appena ci fosse stata via libera da occhi indiscreti.
L’accesso che avevamo individuato era sul retro, e dovevamo passare direttamente dai sotterranei, non prima di esserci tuffati letteralmente dentro un groviglio di piante altissime e a tratti urticanti. E così è stato: via libera e tuffo nella vegetazione. Un gioco da ragazzi.
Appena trovata l’entrata dei sotterranei iniziamo veramente a realizzare in che posto ci troviamo, già da un carro di inizio secolo scorso se non precedente, che troviamo di fronte a noi.
Villa della Marchesa Centenaria è uno dei posti abbandonati più celebri e preziosi del panorama urbex, una perla in mezzo alla campagna, una casa dai lunghi secoli di storia, forse addirittura del 1200, appartenuta per ultima proprio alla nostra marchesa, che verosimilmente la utilizzava come dimora estiva, e dove vi morì alla sorprendente età di 106 anni, lasciando tutto com’era nell’arredamento e senza altri eredi dopo di sè.
Quando saliamo al piano terra della villa, sembrava di aver varcato una porta dimensionale che ci aveva proiettato indietro agli anni Settanta, un periodo che anagraficamente non abbiamo potuto vivere, ma che riuscivamo distintamente a vedere e comprendere. La cucina ci accoglie come solo una cucina può fare: tavolo al centro con le sedie, frigorifero a pedale, cucinotto economico, fornelli pronti per essere quasi usati, e poi una dispensa e stoviglie ovunque.
Ci sentivamo a casa, come quando si va a trovare la nonna dopo tanto tempo. Niente di sfarzoso o esagerato, ma una semplicità disarmante che ci ha lasciato stupiti. La seconda stanza che incontriamo è un piccolo studio, probabilmente ricavato, e l’aspetto sorprendente è la naturalezza della disposizione del divano e della scrivania, come se la signora di fosse alzata un attimo prima per andare a bere un bicchiere d’acqua in cucina e avesse lasciato lì i suoi appunti e le vecchie fotografie in bianco e nero. Un riflesso di luce solare filtrava dall’imposta della finestra appena accostata. Click.
Ma è la stanza successiva quella che ha reso famoso questo posto tra gli esploratori urbani, un salone che dire gigantesco è riduttivo, un salone che leverebbe il respiro anche a un non-vedente, altissimo, larghissimo, con il soffitto parzialmente crollato in corrispondenza del grande portone aperto verso l’esterno.
La statua di un bambino o di un putto dritta al centro con la testa spezzata appena appoggiata, come fosse una meridiana che scandiva lenta il destino inesorabile della villa. Dietro di essa i famosi divani con i quadri appesi alla parete che contenevano ritratti di probabili familiari o vecchi proprietari della casa. Dentro quel salone ci sentivamo minuscoli. Un cumulo di mattoni però, esattamente sotto al grosso buco sul soffitto, ci suggeriva di non indugiare troppo tempo, e perciò proseguimmo la nostra visita. Dal grande salone si passava direttamente alla camera da letto padronale, questa molto buia in confronto, ma perfetta nella sua composizione, con i letti in legno perfettamente allineati, un pianoforte mangiato dall’umidità, l’armadio con ancora dei vestiti e una specchiera utilizzata probabilmente dalla donna per truccarsi e pettinarsi. Tutto lasciato così, cristallizzato.
Noi non ci occupiamo di paranormale, né ne saremmo in grado, ma in quella camera due cose ci sono balzate all’occhio, e lì per lì in quel contesto erano a dir poco inquietanti: primo, la lunga tenda della seconda finestra che continuava a sventolare e gonfiarsi incessantemente nonostante fosse una camera appartata e con tutte le finestre sigillate; secondo, il bellissimo lampadario che girava su se stesso impercettibilmente ma inesorabilmente, senza apparenti ragioni per farlo.
Lasciamo lì dentro i nostri dubbi, e ci dirigiamo verso il primo piano della villa, sempre più curiosi di sapere cosa avremmo trovato ancora di mozzafiato.
Il primo piano era dedicato alle camere da letto, probabilmente degli ospiti, ma ancora perfettamente conservate. Una di queste stanze, però, ci ha colpito particolarmente. In un mobile in stile arte povera troviamo delle fotografie della marchesa, seduta al centro con tutta la numerosa famiglia alle spalle.
Una foto di famiglia che chissà ora che fine ha fatto. Altre foto polaroid anni Settanta, con forse i figli e i nipoti da piccoli, e un cassetto pieno di lettere alcune recenti altre meno, ma molto intime e sentite. Una lettera portava gli auguri di buon compleanno alla signora: 101 anni. Un’altra portava delle toccanti condoglianze alla donna ormai già centenaria per la morte della figlia ottantenne. Non ci sono parole per questo. Riponiamo tutto di nuovo nei cassetti e continuiamo, in balia dei sentimenti che ci pervadono il petto.
Proprio mentre saliamo le scale verso il piano superiore, che si rivelò essere il sottotetto, sentiamo un fortissimo boato, simile ad uno sparo di fucile, ma troppo vicino per esserlo realmente. Subito un pensiero comune ci attraversa i cervelli: un mattone! Un mattone del soffitto del grande salone che in quello momento ci stava facendo da pavimento doveva essere precipitato a terra sopra il cumulo di altri suoi simili. Questo era il segnale che aspettavamo per andarcene e togliere il disturbo. Purtroppo in questa sconvolgente bellezza generale, le condizioni strutturali di tutta la villa, specialmente dei piani superiori, erano pericolosamente instabili. Gigantesche crepe solcavano tutte le pareti, il soffitto era crollato, le scale in pietra o legno erano quasi staccate dai muri e si poteva quasi guardare sotto nel vuoto. Troppo pericolante per restarci altro tempo, avevamo rischiato abbastanza.
Un gatto ci intenerisce per qualche minuto, dopodiché si getta nella vegetazione per scappare, e noi lo seguiamo immergendoci in quell’oceano di rametti e foglie che ci partorì fuori da quell’incredibile universo di storia secolare esattamente da dove eravamo arrivati.
Villa della Marchesa Centenaria ci saluta mentre percorriamo a piedi il viale verso l’automobile, ci guarda andare via come altri prima di noi, e man mano che ci allontaniamo sembra sempre più grigia e fragile, come un gigante rugoso troppo stanco per reggersi in piedi e urlare la sua sofferenza, intrappolato nel suo corpo divorato dai ricordi di un lunghissimo passato.

 

 

Sono rarissimi i posti come questo, nel panorama urbex italiano ce ne sono molti in confronto a molti altri paesi del mondo, ma questo ha un fascino unico nel suo genere. I ricordi, le mura, gli arredamenti, i quadri, tutto racconta senza dover dire nulla. Stupende sono le lettere e le fotografie che si possono trovare in tutta la casa, che sono l’ultima testimonianza di vite ormai dimenticate, un ultimo grido a chi, come noi, trova in questi luoghi un fascino da catturare come una farfalla e una storia da ricordare.

 

GUARDA LA GALLERYGUARDA LA GALLERY

Nessun Commento

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.