DIFFICOLTA'
10%

CONDIZIONI STRUTTURALI
95%

GIUDIZIO PERSONALE
100%

 

VILLA MACINTOSH: IL FRUTTO PROIBITO

 

La mela è da sempre un simbolo di perfezione. Partendo da Adamo ed Eva, passando per il simposio di Platone, Isaac Newton e la sua intuizione per la legge di gravitazione universale, l’etichetta discografica dei Beatles e la rivoluzione tecnologica di Steve Jobs. Fino ad arrivare ad oggi. Fino ad arrivare a Villa Macintosh.

E’ un ovattata mattina di fine estate e le suole delle nostre scarpe accarezzano silenziose i fili d’erba impreziositi dalle gocce di piogga che zampillano sopra le nostre teste. Villa Macintosh si apre come un sorriso davanti ai nostri occhi tra le fronde basse degli ultimi alberi del giardino.

La villa porta la data di costruzione del 1832 ed esternamente è ancora quasi perfettamente conservata, a parte i soliti segni del tempo e degli agenti atmosferici. Apparteneva ad una famiglia nobile della zona fin dagli inizi e la casa, insieme alla tenuta esterna, era utilizzata come dimora estiva rurale, poiché l’agricoltura era la maggiore fonte di reddito della famiglia.
L’origine della proprietà deriva dall’acquisto della villa non terminata di un nobile, che secondo la leggenda, la stava edificando per la propria amante, che presto però si rivelò indegna del dono. Si interruppe la relazione e con essa la costruzione ed i decori, infatti si può notare anche al suo interno che la datazione del mobilio e degli stili sono molto differenti nelle varie zone dell’immobile.
Secondo la tradizione familiare, l’iniziale corpo della villa consisteva solamente nella struttura a due piani residenziale e solo successivamente, il figlio del primo proprietario, un conte ingegnere, portò a termine i lavori di come appare attualmente e di cui abbiamo anche trovato i bozzetti e i progetti di architettura nella soffitta.

L’esplorazione di Villa Macintosh avviene in punta di piedi ed è accompagnata solo dai fiati dei sospiri che escono ad ogni stanza incredibile in cui entriamo.
Ci sono la cucina principale ancora con tutti gli attrezzi per cucinare al loro posto, c’è la grande sala riccamente decorata con l’orologio a pendolo, le foto di famiglia incorniciate e un preziosissimo set di bicchieri in argento raffiguranti animali da caccia. E poi c’è lo studio adibito ad ufficio forse dagli ultimi proprietari, con ancora tutte le carte sistemate ordinatamente nelle cartellette, i documenti, le mappe appese e i primi due computer. Esatto, perché Villa Macintosh prende il nome proprio dai computer presenti nella casa, in totale 5 Mac e un PC. Davvero dei ritrovamenti sorprendenti in un luogo abbandonato!
Il piano terra si conclude con la sala biblioteca, detta sala degli specchi per la presenza di due grandi specchi agli estremi della stanza, con ancora tutti i libri sugli scaffali, polverosi e antichi; e poi la sala da pranzo con il grosso tavolo di legno al centro.
Pensavamo di essere arrivati già al non plus ultra, ma ci sbagliavamo. La bella scalinata che portava ai piani superiori ci chiamava come le Sirene di Ulisse, e una volta saliti al primo piano ci siamo arresi alla più grande bellezza che avevamo mai visto fino a quel momento.
Un lungo corridoio, completamente affrescato in stile neoclassico era illuminato debolmente dalla luce che filtrava dalle vetrate del finestrone principale.
Da questo corridoio si articolavano simmetricamente le quattro ali che portavano rispettivamente alle camere da letto e ai rispettivi disimpegni o passaggi verso la zona della servitù. Ogni camera era completamente arredata, a partire dalle lenzuola sui letti, fino ai vestiti negli armadi e a tutti gli oggetti quotidiani di chi ci ha abitato fino agli ultimi giorni.
Ma non c’erano solo camere da letto, in una delle quattro ali si giungeva in un grande salotto, il più bello e meglio conservato in Italia che abbiamo mai visto personalmente. Camino, pianoforte, poltroncine rosse, librerie e decine di documenti, fotografie d’epoca e atti nobiliari appesi su tutte le pareti della stanza. Poesia vera.
Il secondo e ultimo piano consisteva fondamentalmente in una grosso soffitta polverosa e purtroppo non troppo stabile, nella quale abbiamo ritrovato in alcune casse di legno, documenti militari originali delle Guerre Mondiali, progetti della villa, disegni artistici e fotografie antiche della famiglia.

Non si esce da Villa Macintosh come si è entrati. Si esce senza un pezzo di cuore, ma con la speranza che tutta la magia di questa nobiltà decaduta possa conservarsi per sempre.

 

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