Villa Ottagono - UrbexSquad
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DIFFICOLTA'
60%

CONDIZIONI STRUTTURALI
50%

GIUDIZIO PERSONALE
100%

VILLA OTTAGONO:

Quando non ci spieghiamo la perfezione cerchiamo risposte nel sovrannaturale.

A Villa Ottagono entriamo in punta di piedi, silenziosi come spifferi d’aria, filtrando dalle porte come ombre in pieno giorno. Era terminata la quarantena del covid da poco, e finalmente si poteva tornare a muoversi più o meno liberamente, e ci serviva qualcosa di speciale per poter ricominciare. La settimana prima Matt, Jerry, Carlo e Ale erano andati in avanscoperta per controllare l’accesso a questa incredibile villa ed erano rimasti estasiati. Ci siamo tornati la settimana dopo per girare il video, in compagnia di Roby e di un ospite molto speciale che ha voluto affiancarci in questo viaggio che ci ha catapultati indietro nel tempo di circa cent’anni.

Le porte di questa vera e propria capsula temporale sono fortunatamente aperte e una intima sala da pranzo ci accoglie serena come primo colpo d’occhio. Niente di esagerato o pomposo, un semplice tavolo verde, degli oggetti sparsi, ma dei mobili e delle credenze che già facevano annusare il livello di quell’abitazione ed erano solamente lo zerbino di ciò che ci attendeva paziente dietro la porta della camera adiacente. Le nostre bocche, nonostante le mascherine sul viso, si sono spalancate insieme alla porta alla visione di quello che ci si parava davanti: un salone altissimo pieno zeppo di meraviglie di ogni genere e tempo. Villa Ottagono perché la particolarità che più ci è saltata all’occhio è stata quel meraviglioso soffitto a cassettoni a forma ottagonale appunto, come un alveare violaceo, come l’idea bizzarra di qualche divinità artistica che merita solo contemplazione stendhaliana.

Sul tavolo al centro della sala centinaia di fotografie d’epoca e documenti risalenti all’epoca fascista italiana, raffiguranti uno dei proprietari della villa assieme a personaggi ed esponenti della politica e della storia italiana di quel periodo storico, ovvero fine anni ’20 e anni ’30 del Novecento. I massicci mobili finemente decorati sorreggevano storia su ogni centimetro, tra busti, piccole sculture, libri, piccoli oggetti personali e antichi ricordi. Sul letto matrimoniale altri documenti e manoscritti e un gioco di specchi sulla parete che faceva rimbalzare per tutta la stanza la poca luca che timidamente riusciva a filtrare dalle imposte scostate.

Da qui si diramavano le altre stanze, altissime e gonfie di storie da raccontare, con sempre alcune fotografie raffiguranti lo stesso uomo, il proprietario, appese alle pareti o incorniciate su qualche mensola. Il resto della struttura purtroppo presentava dei serissimi problemi strutturali, difatti il secondo stanzone era sorretto da sostegni per scongiurarne il deterioramento inevitabile. Il resto delle stanze era un susseguirsi di crolli e pavimenti ondulati, fino a giungere all’ingresso comune, un salone con quattro affreschi, uno su ogni parete, e delle balconate che affacciavano verso il centro che ci hanno letteralmente tolto il respiro.

Ma non è finita qui, perché una porta che scende verso i sotterranei ci invita a seguire una pista che avremmo sicuramente sottovalutato se non avessimo deciso comunque di avventurarci a esplorare. E infatti, la fortuna aiuta gli audaci, perché nei sotterranei, tra le solite bottiglie di vino e oggetti sparsi e polverosi, ci si para davanti una delle ultime cose che ci saremmo mai aspettati di trovare in un luogo abbandonato e per di più in Italia: un’auto abbandonata. Ma non una semplice automobile: una Chevrolet Camaro del ’66 giallo dorato, esattamente al centro dell’arcata principale del sotterraneo. Inutile descrivere lo stupore e l’incredulità, ma era tutto perfetto, l’auto era aperta con degli interni da urlo ancora perfettamente conservati a parte lo spesso strato di polvere sotto il quale riposava paziente. Foto di rito e tutti fuori, più soddisfatti che mai ed estremamente riconoscenti a questo luogo magico.

Probabilmente non sapremo mai la quantità di tesori e la portata storica di questa villa, ma siamo sicuri che abbiamo vissuto qualcosa di veramente intenso e che non dimenticheremo mai.

 

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