Villa Steinbach - UrbexSquad
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DIFFICOLTA'
50%

CONDIZIONI STRUTTURALI
30%

GIUDIZIO PERSONALE
80%

VILLA STEINBACH:

La pioggia tamburellava ancora insistente e fina sui nostri cappucci mentre ci avvicinavamo fiduciosi alla villa abbandonata. La nostra preoccupazione iniziale per Villa Steinbach era la presenza di un inquilino abusivo con cani e quindi eravamo leggermente titubanti e incerti lì per lì. Passiamo attraverso il buco nel muro che dava sulla strada ed entriamo nella porta principale della villa, già spalancata di fronte a noi. La prima cosa che ci si presenta davanti agli occhi è questa graziosa saletta, purtroppo enormemente messa in disordine come tutto il resto della casa, con pianoforte e un lampadario incredibilmente bello e luccicante.

Addentrandoci nella villa ci accorgiamo che sparsi per terra e anche sui tavoli, ci sono numerosi libri, documenti, album fotografie o fotografie sparse, lettere, soprattutto riguardanti argomenti di diritto, giurisprudenza, economia e arte, tanta arte soprattutto italiana. Le fotografie ritrovate sembravano quasi cartoline, di laghi e anche di viaggi in Africa, altre invece risalenti agli anni ’60, forse in periodo di gioventù del vecchio proprietario. Il ritrovamento che più ci ha colpito probabilmente è stato trovare una lettera dattiloscritta, ancora nella sua busta originale, datata 1970 nel quale veniva comunicata l’onorificenza a Cavaliere della Repubblica Italiana a chi abitava queste mura un tempo.

Il resto della villa era articolato su due piani, sempre più instabili a livello di pavimento man mano si saliva. Al primo piano, oltre alle lettere e ai libri, c’era una bellissima cucina spaziosa e luminosissima grazie a due grandi finestroni, un bagnetto con ancora suppellettili e prodotti per lavarsi e profumi e una camera da letto con un bellissimo armadio in legno.

Il piano superiore purtroppo era fortemente crollato e quindi particolarmente rischioso e non ne valeva la pena. Tornati al piano terra giungiamo nella saletta più bella e significativa dell’intera villa abbandonata: quella del pianoforte Steinbach nero, con le coppe e i ritratti in cima, del divanetto mangiato dall’umidità e del lampadario, bellissimo e prezioso, sorretto da un lembo di muro del soffitto dal quale gocciolavano centinaia di goccioline tra pioggia e infiltrazioni di umidità varie. Poesia decadente per i nostri sguardi rapiti.

Villa Steinbach conserverà presumibilmente per molto tempo le sue storie, i suoi ricordi anneriti, i suoi tesori e la sua musica tra le sue mura, per via degli accessi blindati nei mesi successivi alla nostra visita. Il resto è urbex.

 

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